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Serial Killer - Il Mostro di Rostov, Andrei Cikatilo

Nome Completo: Andrei Romanovich Chikatilo
Soprannome: il Mostro di Rostov
Nato il: 16/10 1936 Morto il: 14/02 1994
Vittime Accertate: oltre 53

Andrei Cikatilo
Video

MODUS OPERANDI: Addesca le sue vittime per strada, gli propone di raggiungere posti più tranquili, seguono poi sevizie, mutilazioni sessuali, episodi di cannibalismo, questo inizia a morsi quando queste sono ancora vive, infatti provoca ferite superficiali per vederle lottare e piangere....

Biografia Serial Killer: Andrei Cikatilo

Biografia tratta da: “www.latelanera.com" di Emiliano Maiolo

Pag. 5 - Il processo ad Andrei Romanovich Chikatilo istituito nel 1992, lo vede preda della follia più completa arrivando a negare di essere l’autore di quegli orrendi crimini da lui stesso confessati, fortunatamente le registrazioni lo inchiodano e giudicato capace di intendere e di volere...

Prigionia, sentenza, sconto della pena

Capace di intendere e di volere e responsabile degli omicidi a lui ascritti, viene condannato a morte con un colpo di pistola alla testa ricevuto in ginocchio davanti al boia il 14 febbraio 1994 nel penitenziario di Mosca, dopo aver trascorso gli ultimi sei mesi in isolamento in una vera e propria gabbia. Sembra addirittura che alcuni istituti mentali abbiano reclamato il suo cadavere a titolo di studio dietro la promessa di grosse somme di denaro, dove secondo le dicerie riposa per essere analizzato dalla scienza.

Aspetti di una psicosi: necrofagia e necrofilia

Dovunque sia adesso Andrei Chikatilo sicuri che non possa nuocere mai più, la sua mente disturbata non può essere cancellata da una sentenza di morte. C’è bisogno di capire perché. Per Loro (le vittime) e per noi. Nelle azioni e nel comportamento del mostro di Rostov sono riscontrabili almeno due atteggiamenti, meglio perversioni, agli occhi della società cosiddetta civile: la necrofagia e la necrofilia. Il termine necrofagia deriva dal greco e significa cibarsi di corpi morti. Questa pratica “estrema” suscita disgusto e orrore più di qualunque altra perversione perché abbinata all’antropofagia, ossia il cannibalismo, l’istinto bestiale di divorare i propri simili.

Eppure tale realtà sappiamo bene essere molto meno lontana e dimenticata di quanto vorremo, l’istinto atavico abita le menti di ognuno e scatta al momento di un pericolo grave che minaccia la conservazione stessa alla vita, come hanno dimostrato numerosi casi di cronaca dove i sopravvissuti si sono cibati dei compagni disgraziatamente morti. Ma non è certo per sopravvivere che Chikatilo mangiava parti dei cadaveri. E come lui molti altri. Negli anni venti, Karl Denice il “cannibale della Slesia” massacrò e divorò 31 persone. Sempre in Germania negli anni trenta, Peter Kuerten meglio conosciuto come il “vampiro di Düsseldorf” assassinò nove bambine e ne bevve il sangue (da vedere suggestioni legate al vampirismo e patologie del sangue).

Ma il caso più emblematico del recente passato è Jeffrey Lionel Dahmer, il mostro di Milwaukee, che alla fine degli anni ottanta si cibò di almeno tre delle sue 17 vittime. Nel 1991 quando venne arrestato, nella sua casa furono trovate teste mozzate in frigo, alcune in un congelatore e un tronco umano in un sacco di plastica, in una pentola due mani e dei genitali, ancora nell’armadio due teschi scarnificati e 250 litri di sangue in un barile. E’ abbastanza, ma non è tutto, perché sembra che il signor Dahmer faceva la doccia con due cadaveri nella vasca e amava giacere disteso con loro per ore abbracciandoli e avendo rapporti sessuali. Necrofago e necrofilo quindi.

Quest’ultimo termine significa “amore per la morte”, viene dalla stessa radice greca di biofilia che è l’esatto opposto, ossia “amore per la vita”. Indica una perversione sessuale che ha come desiderio il possedere un corpo morto allo scopo di avere rapporti sessuali oppure del benessere provato in presenza dello stesso. Tipica la fantasia, non tanto rara, di fare sesso nei pressi di un cimitero o durante un funerale. Ma questa è solo la punta dell’iceberg, infatti questo disturbo può riscontrarsi in molti individui, pur non portando ai casi limite sopra citati.

La persona con tendenze necrofile è attratta da tutto ciò che non è vivo, come cadaveri in putrefazione, amputazioni e sudiciume, ma non solo, ama parlare di malattie, funerali e morte in genere. Nutrono la memoria del passato, persino dei sentimenti legati ad esso, e sono freddi e distanti, ubbidiscono ciechi a “legge e ordine”, non la vita ma la morte li eccita e soddisfa. Icone del necrofilo sono Hitler e Stalin per la loro illimitata facoltà e potere di uccidere. Persino nei sogni si può avvertire quando trattano di delitti, di sangue, cadaveri e feci con continuità e ripetuti. Soprattutto il comportamento di una madre eccessivamente interessata alle malattie del figlio, ai suoi difetti, pessimista verso il futuro o troppo pedante e ossessiva può soffocare la sua voglia di vivere, la fiducia a crescere e lo contagerà con la propria tendenza, magari insaputa, necrofila.

Ecco il sottile confine che separa la «gente comune» da individui come Chikatilo o Jeffrey Dahmer, oltrepassare l’amore per la vita, la biofilia, per quello verso la morte, mentre si è vivi amare non la crescita e lo sviluppo , ma la distruzione, sostituire al ciclo della vita quello della morte. E’ quello che fanno i serial killer: cercare il punto di fusione tra la vita e la morte, sprezzanti di ogni logica perché estraniati e isolati dalla società cosiddetta civile che li ha nutriti per anni con allettanti prospettive di ricchezza facile, vanità e avventure per tutti.


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