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Serial Killer Gianfranco Stevanin Perizia Psichiatrica

Nome Completo: Gianfranco Stevanin
Soprannome: Il mostro di Terrazzo
Nato il: 2 ottobre 1960 - Morto il: in vita
Vittime Accertate identificate: 4 - Non id: 2
Vittime di violenze (sopravvissute): 2

Gianfranco Stevanin
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MODUS OPERANDI: Educato, gentile, sadico e amante del sesso estremo, finiva, al suo dire, per incappare in incidenti di percorso...le sue vittime morivano durante l’amplesso, strozzate o soffocate da lacci o sacchetti di plastica, poi fatte a pezzi disseminate qua e là oppure interrate....

Perizia Psichiatica al Sign. Gianfranco Stevanin

Pag. 1 - Il sig. Stevanin si presenta al colloquio con modalità comportamentali scorrevoli, a prima vista adeguate, ben curato nella persona per ciò che la situazione consente. L'attitudine generale è in linea di massima mite, o fors'anche sottomessa, con una sfumatura di condiscendenza assoluta, senza poter nascondere il sospetto ed il timore del resto comprensibilmente portati dalla situazione fiscale. Già al primo impatto si coglie nettamente l'ambivalenza, insita nel comportamento generale, con una insufficiente mescolanza tra esigenza di piena collaborazione ed una corazzata e diffidente resistenza. Ne consegue una certa incongruità generale che si coglie nella postura, nei movimenti rigidi e talora non ben integrati col tono di voce ed i contenuti che esprime.

La mimica è in qualche modo poco mobile, talora figée, come se indossasse una maschera teatrale per la occasione specifica del colloquio. Egli comunica dunque la sensazione di un continuo arrière pensée, come se esistessero due modalità di vissuto, una di superficie che si utilizza per il rapporto attuale ed una sottostante, ma immediatamente in contatto con la prima con la quale interferisce. Non presenta turbe di coscienza di nessun tipo. Si coglie però, al di là dell'adeguatezza formale, una attitudine, che è una sfumatura ma non per questo meno evidente, che potremmo definire distaccata e trasognata. Il suo isolamento narcisistico è evidente dal modo come entra in contatto, con una impostazione mimica e prosodica, che mima una attenzione continua ma esterna, come parlasse di un altro o seguisse un canovaccio, come lontana, come persona non veramente interessata al rapporto e alle sue risonanze interiori.

Davvero si può riferire a lui la metafora di Kretschmer delle ville romane, inespressive e tranquille dietro le persiane chiuse, che a lui, tedesco del secolo scorso, facevano pensare ad orge sfrenate all'interno. E' probabile che la vita mentale del Sig. Stevanin si esprima poco attraverso il rapporto e il comportamento relazionale, ma più attraverso l'affollarsi di contenuti autoriferentisi, che gli danno quell'allure generale spesso riportato da chi lo osservava dall'esterno, di ragazzo riservato, timido ed educato. Ci si trova di fronte ad un individuo che pare avvezzo ad un isolamento emotivo di antica data, e che ha come modalità relazionale solo elementi formali, presi da schemi esterni ed in qualche modo imitati, o comunque senza vissuto di prorpietà emotiva. Anche la vivacità del lessico, dell'espressione, della prosodia, ne risente, per cui si ha l'impressione di una persona piuttosto monotona, piatta e priva di vivacità, creando ciò uno spiccato contrasto con la sua storia, ed i suoi trascorsi, certo non privi di turbolenze.

Esame Psichico

Lucido, orientato nel tempo e nello spazio e nelle persone, il campo di coscienza è sufficientemente esteso e comprensivo, senza restringimenti, e la coscienza permette slittamenti e spostamenti temporali adeguati e competenti. La coscienza dell'Io sembra nella norma, non si hanno alterazioni del sentimento di proprietà dei propri atti di conoscenza; non depersonalizzazione auto-allo o somatopsichica. Non vi sono fenomeni di Vorbeireden, non fenomeni di dreamy states. I compiti mnesici e operativi sono eseguiti senza operazioni a côté, o al di là del punto. La memoria sembra, nei termini elementari, in ordine. Gli eventi immediati, recenti e presenti sono ricercati con caparbietà e precisione. I contenuti mnesici sono sistemati in schemi temporali esatti, non v'è rattrappimento della susseguenza temporale e storica degli eventi, non vi sono paramnesie, non confabulazione, non aspetti dismnesici o di deformazione di nessun tipo.

Gli eventi che coincidono e riguardano gli omicidi sono invece presentati come sconosciuti, estranei, con qualche recupero più recente, ma immersi in una specifica inconsapevolezza, come attività totalmente estranea e non posseduta dalla coscienza dell'Io, con un atteggiamento di perplessità globale che pare costruito allo scopo di questo passaggio specifico del colloquio. Dunque se la situazione generale per ciò che riguarda la funzione mnesica è ottimale, occorre rilevare la presenza di amnesie lacunari specifiche. In realtà aree di scotomi mnesici investono gli eventi concatenati ed i lassi di tempo che si riferiscono alle sue azioni criminose. Queste sono specificamente cancellate, in una atmosfera tra il trasognato e il perplesso, con una attitudine di chi si chiede cosa mai siano queste cose e con una aria di Ratlosigkeit, di perdita di contenuti attraverso la confusione: l'attributo perplesso è quello che meglio si adatta a questa situazione.

Clinicamente questo fenomeno è fortemente vicino alla simulazione, ma non è detto che di vero "malingering" si tratti: è possibile, perché i due stati mentali si sovrappongono, che accanto a questo vi sia una condizione di doppia coscienza o coscienza dell'Io collaterale, un fenomeno cioè di tipo ganseriforme, anche se propriamente non si rilevano, come abbiamo visto, i segni specifici del Ganser. Sembra che le sequenze dei cerimoniali sadici siano investite da una onda di rimozione, che deriva da una mescolanza di angoscia e di sentimenti, più che di colpa, di imbarazzo profondo per gli eventi, e che rendono sconveniente il ricordo, e di un forte guadagno secondario che lo induce ad utilizzare queste attitudini conversive. In ogni caso, questa conversione è un fenomeno che riguarda la revisione degli eventi, la modalità, diremmo così, stilistica del racconto: è nel racconto a posteriori che si applicano queste scissioni mnesiche, e non riguardano l'evento mnesico prodotto da un particolare stato di coscienza al momento del fatto.

E', in altre parole, una sorta di stratagemma narrativo che, in modo oscillante tra il cosciente e il non cosciente, egli ha adottato. Si comprende, da quel che abbiamo detto, che l'attenzione è in ordine: le risposte sono adeguate, parla opportunamente se interrogato, ma prende iniziative autonome nel racconto, con una buona tensione attiva verso la situazione e le argomentazioni: non v'è, insomma, segno di ipoprosessia.
Manca ogni segno focale. Non afasie né ricettive né di trasmissione né espressive, non disartrie. I compiti di sistemazione spaziale nel foglio sono normalmente eseguiti, non aprassie costruttive, né aprassia in generale, la scrittura sia spontanea che de façon servile è normale, non agnosia né agnosia simultanea, prove di costruttività normali, non closing-in, non fingeragnosia, non acalculia, normale l'incolonnamento nelle operazioni aritmetiche, non alterazione destra-sinistra, non somatoagnosie.

Il linguaggio, come si coglie durante il colloquio, appare corretto, del tutto scorrevole e talora ridondante, con frequente presa di iniziativa, ricapitolazioni e richiami, addirittura richiami all'ordine dell'interlocutore se ha l'impressione che questi lasci l'argomento inconcluso.  Il lessico è buono, ma artificioso e non corrispondente al suo livello culturale, spesso l'uso di una terminologia pseudo-tecnicistica gli conferisce un'aria enfatica e costruita ad hoc (per es. "ho una intensa attività onirica"). I legami associativi a tutti i livelli, grammaticale, sintattico e logico, sono in ordine. Accettabile dunque la fluenza del discorso, non vi sono aspetti di deviazione, di deragliamento o di iperinclusività, non si hanno espressioni paralogiche o neologistiche, non stereotipie o palilalie. Insomma sul piano strettamente formale il linguaggio sembra in ordine, ma a dire il vero qualche segno di intoppo, di scucitura dell'apparato logico e comunicativo, una certa singolare prosodia (impressione di modalità declamante), danno alla comunicazione una sfumatura stridente, un po' innaturale, come di una persona che viva in un mondo suo, distaccato, in modo eccessivamente autonomo.

Talora, come si è già notato, si notano complesse e ricercate modalità lessicali, tecnicismi, calambours o frasi costruite ed elaborate, sembra al fine di divertire o impressionare l'interlocutore. Non si notano componenti anomale. La percezione è come di norma: non esistono oggi, e non risulta siano mai esistiti, fenomeni dispercettivi né quantitativamente né qualitativamente, non fatti illusori, non percezioni senza oggetto, quindi non allucinazioni, né pseudoallucinazioni, non percezioni corporee anomale del contenuto di pensiero: non istanze allusive, né particolare sospettosità o sensitività di allure paranoide.
Non risultano percezioni deliranti, fenomeni di diffusione o furto del pensiero, iperallusività, ripetizione sonora del pensiero, commento degli atti, colloquio di voci, allucinazioni imperative, esperienze di influenzamento. In sintesi non vi sono fenomeni appartenenti alla sindrome di azione esterna o all'automatismo mentale.

L'affettività ha una apparenza abbastanza inadeguata e recitante e sembra svolgersi in una atmosfera poco genuina che pare seguire un copione prefissato. Insomma gli eventi, emotivamente immani, dei suoi trascorsi, sembrano scuoterlo poco: il coinvolgimento è limitato, i vissuti di rimorso sono formali, l'argomento è distanziato e raffreddato. Tuttavia non c'è dubbio che il livello ansioso deve essere notevole, e deve essere sempre stato così: si tratta, sembra, di un'ansia vissuta come esperienza interiore astenizzante e bloccante, e sembra che ogni richiesta di aumento di prestazioni interpersonale e sociale produca la risposta di insufficienza, determinando una componente di inerzia e di rinuncia che limita criticamente ogni tipo di rendimento sociale. Non si rileva depressione, che tuttavia potrebbe essere sommersa dalla recita disinvolta e grandiosa, che fa compiere al sig. Stevanin clamorosi understatements, come quello di enfatizzare il suo ottimo rapporto con tutti, e di scotomizzare l'aggressione subita da un altro ricoverato, che ha lasciato una evidente ferita al collo poco prima.

Non vi sono fobie strutturate, non claustro ne agorafobie, non sentimenti di panico. Invece esiste un quadro di stato da allarme generale, che investe la cenestesi, la sfiducia nel proprio corpo, il senso di precarietà generale e di bisogno di conferma e rassicurazione. Su questa sorta di inerzia genericamente psicofobica si basa la grande dipendenza del paziente, che produceva probabilmente una serie di esigenze di conferma attraverso il controllo delle persone, essenzialmente delle partners. L'ideazione, nei suoi aspetti formali, non presenta processi rilevanti di accelerazioni o di rallentamento. Si può invece notare una certa vischiosità, nel modo prolisso, circostanziato e tornante di procedere della narrazione. Non manca in questo un certo grado di ripetitività ossessiva che, anche se non raggiunge il livello propriamente ossessivo-compulsivo, vi si avvicina nella rimuginazione e nella insicurezza associata ad una sorta di continuo bisogno di conferma, evidente dall'attenzione estrema posta ai movimenti mimici dell'interlocutore e alla ipercompiacenza, con estrema prontezza ad aderire agli statements dell'intervistatore.

Non vi sono convincimenti di pensiero erroneo o distorsioni della coscienza della realtà o perdite del reality test, che possano far pensare a strutture deliranti, come abbiamo già accennato in precedenza. .


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