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Serial Killer Italialiani e stranieri | Inchiesta

 

“Su questa terra, o su altri mondi ,  
 l’uomo ha da secoli una fedele 
 compagna, La Paura”
 (Edgar Allan Poe - 1809-1849)

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Modelli Motivazionali: Il modello Diathesis-stress

Questo modello è molto simile a quello proposto dagli Douglass, Ressler e Burgess.

Si chiama Diathesis-stress model. Questo modello è stato postulato per la prima volta in modo ufficiale da Gottesman e Shields nel 1982. Fondamentalmente propone come motivazioni alla base della formazione della personalità del serial killer una combinazione tra fattori biologici innati e ambiente sociale. La definizione individua i fattori genetici come causa primaria però non sufficiente a generare il fenomeno.
Hans e Marcus (1987) hanno compiuto un'interessante analisi della schizofrenia in una prospettiva di Diathesis-stress, sottolineando rispettivamente il concetto di vulnerabilità costituzionale, indicando l'eredità genetica come fattore di fondamentale importanza nella genesi della malattia, le responsabilità dell'ambiente familiare, le precoci manifestazioni comportamentali anomale dei soggetti.
Le basi di questa teoria sono biologiche, non tutti i bambini con infanzie terribili diventano serial killers, alle spalle c'è una costituzione di un certo tipo che predispone la recettività del soggetto ad una determinata risposta introspettiva ed essenzialmente violenta.
La combinazione di un ambiente traumatico e di una naturale predisposizione a risposte condizionate generano dei conflitti a livello di concetto e di stima di sé. Questi conflitti sono spesso aggravati dalla natura sessuale dei traumi ed automaticamente dalle risposte ai traumi.
A questo punto la teoria prevede che queste premesse generino
una serie di risposte interne distorte e consequenzialmente un ritiro all'interno di un mondo di fantasie, unico garante di tranquillità e di familiarità per l'individuo in preda ad avvenimenti giudicati più grandi di lui.
La teoria sembra simile a quella già affrontata se non che a questo punto si osserva una descrizione di un processo che inevitabilmente porta ai primi crimini e non ad una modificazione della fantasie e ad una correzione delle azioni come abbiamo già visto; piuttosto ad uno sviluppo di una forte capacità di dissociazione.
Praticamente quello che succede è che si varcano i confini della fantasia interiore ed i soggetti sperimentano un vero e proprio sdoppiamento che finisce inesorabilmente per far prevalere la parte violenta della persona.
La fase che segue consiste nella comparsa di un ciclo auto-alimentante di azioni di matrice ossessivo-compulsiva. Il killer ha ormai capito cosa soddisfa la sua fantasia, ha scoperto la sua ossessione, sa che è soltanto una questione di tempo prima che succeda di nuovo.
A volte si inganna, prende tempo, qualche volta prova rimorso per i suoi atti. Rimanda perché non ha tempo, mette in discussione la sicurezza delle sue azioni. Oramai è entrato in un circolo vizioso che sarà sempre più esigente.
E' per questo che molti non reggono la pressione delle proprie stesse urgenze.
Il ciclo si ripete, sempre più spesso, la voglia, la fame, l'impulso all'azione è sempre più pressante. Così spesso si commettono imprudenze che risultano fatali. L'elegante e sofisticato Ted Bundy, inesorabile nello sparire nel nulla, verso la fine della "carriera" commette una stupidaggine dietro l'altra in preda ad una vera e propria frenesia.
Jeffrey Dahmer viene alla fine arrestato in preda ad uno stupore quasi ipnotico, la sua psiche è così satura e distorta dalle dissociazioni che non è più in grado di orientarsi.




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