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Serial Killer - I Studi di Ressler, Burgess e Douglass

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Dinamiche di comportamento relative al crimine seriale

Pag. 2 | Fase seconda, L’assassinio

       Le cinque Fasi

  1. Comportamento prec. crimine e pianificazione
  2. Assassinio
  3. Eliminazione del corpo
  4. Comportamento dopo il crimine
  5. L'arresto
In questa fase il soggetto entra in contatto con la realtà fisica dell'omicidio. Potrebbe non andare tutto come previsto, potrebbe dover usare molta più violenza di quella che aveva previsto, potrebbe provare paura, o potrebbe essere fastidioso dover fare i conti con il cadavere e con le conseguenze delle proprie azioni in senso generale. Ma per la maggior parte dei criminali l'atto stesso va positivamente molto oltre l'eccitazione immaginata. Per la prima volta la sensazione di dominio sulla vita e la morte viene provata dall'individuo ed è solitamente un momento di forti sensazioni di grandiosità e di potere. La componente sessuale è presente, nella stragrande maggioranza dei casi, anche dove sembrerebbe insospettabile o dove non si trovano tracce di violenza carnale. Dobbiamo ricordarci che questi individui spesso stuprano e uccidono ma altrettanto frequentemente usano la persona come un oggetto nel senso vero e proprio del termine.

Infatti se la loro storia sessuale è costruita intorno al sesso solitario, quella è sovente l'unica pratica attraverso la quale percepiscono il rapporto con altre persone. E' molto facile trovare sperma dell'aggressore sulla vittima, magari anche soltanto tracce (risultato di un tentativo di pulizia) perché spesso il soggetto aspetta che la vittima sia morta o tramortita per darsi soddisfazione da solo attraverso atti masturbatori. C'è una distinzione infatti da puntualizzare. Gli stupratori che uccidono in genere non provano soddisfazione sessuale né praticano atti post mortem sulla vittima. In questi casi anche l'atto di liberarsi del corpo prende poco tempo e non comporta rituali significativi. Per questi assassini, in genere disorganizzati e dipendenti dalle circostanze in cui commettono il crimine, lo stupro è l'unico crimine al quale sono interessati. L'omicidio avviene per perdita del controllo, paura di una testimonianza che possa incastrarlo, rabbia.

Per gli assassini sadici anche detti "Lust murderer" o assassini per libidine invece, l'assassinio fa parte dell'esperienza sessuale. L'intero schema dell'atto è infatti basato sull'esperienza di dominio/controllo, quindi dallo stupro alla tortura per finire con l'omicidio ogni atto è finalizzato a soddisfare le fantasie di sesso-morte del criminale. Nello studio dei 36 assassini seriali il 56 per cento degli omicidi è preceduto da un atto sessuale con la vittima ancora in vita. Ma la vittima può essere stuprata prima e dopo la morte, e nel frattempo può anche essere mutilata o torturata. Per esempio in un caso un assassino ha stuprato la vittima da viva, poi l' ha uccisa lentamente strangolandola con una corda, ed infine l' ha stuprata di nuovo dopo la sua morte. Un'altra indagine mostra che i casi in cui la vittima era stata stuprata soltanto dopo la morte erano ben il 42 per cento. In un caso un assassino ha ucciso due donne con una pistola e poi le ha stuprate entrambe.

Altre componenti di quello che si chiama "overkill" cioè ferite inferte post-mortem sono evidenti in questi casi. A volte la rabbia dei soggetti si placa dopo ore di torture e sevizie post-mortem che gli assassini eseguono unicamente come parte dei loro rituali di morte. Nella stessa indagine, un terzo delle 92 vittime mostrava segni di tortura. In alcuni casi fra l'uccisione e la mutilazione può passare molto tempo, segno evidente della tendenza all'escalation delle fantasie dei criminali. In un caso un soggetto è ritornato sulla scena del crimine 14 ore dopo per mutilare il cadavere asportando i due seni. Un altro atto che spesso viene praticato sui corpi è la depersonalizzazione. Il criminale vuole a tutti i costi avere a che fare con un oggetto e se la persona della vittima interferisce con le sue fantasie, allora farà di tutto per neutralizzarla. A partire da forme sottili come per esempio voltare una persona o un cadavere sulla schiena fino a forme estreme come lo sfigurare, tramite coltelli o corpi contundenti, il viso.

La presenza della persona è utile solamente nei termini di concretizzazione delle fantasie, in caso contrario l'aggressore può tentare di farla adeguare alle sue pretese o appunto di spersonalizzarla, privandola dei suoi attributi di essere umano e trasformandola in un oggetto attraverso la violenza e la prevaricazione.
Ed Kemper ancora una volta ci mostra la peggiore delle possibilità riscontrate. Molte delle sue vittime inclusa sua madre e l'amica di sua madre sono state violentate solamente dopo la decapitazione. In una intervista dettagliata ha detto che dovevano essere il più simili possibile ad oggetti.

Fase terza : l'eliminazione del corpo

In questa fase vediamo cosa succede nell'immediata fase dopo l'omicidio.
I comportamenti relativi al trattamento del corpo sono molto importanti perché ci parlano delle sensazioni e degli stati d'animo dei serial killers in questa delicata fase. Questo è il momento cruciale; la realtà dell'omicidio appare in tutta la sua crudità. Passata l'euforia nella metà (52 per cento) dei casi c'è una fase in cui per la prima volta il criminale si accorge di cosa sia realmente accaduto. Se ci sarà pentimento, autodenuncia alle autorità, imbarazzo, dispiacere, o invece indifferenza, o addirittura godimento nello smembrare ed essere ancora in possesso del corpo questo dipende dai soggetti. In diffusi casi accade che il trattamento del cadavere sia molto diverso negli omicidi che seguono il primo. Un soggetto racconta che durante il primo omicidio si è fatto prendere dal panico e ha "smembrato il corpo in fretta seminando pezzi qua e là per la casa, nel frigorifero, nel cestino..".

Nei casi seguenti invece si è attrezzato di coltelli bisturi e seghe apposite e ha praticato un lavoro pulito e organizzato. Non hanno sospettato niente neanche i vicini di casa che lo vedevano scendere con grosse buste piene dalla mattina alla sera. In questo caso è ovvia la totale mancanza di rimorso; in realtà questo comportamento mette in evidenza solamente una preoccupazione per la propria insospettabilità e perfino una buona dose di godimento nel fare a pezzi il cadavere e poterne disporre a proprio piacimento come se fosse un oggetto di proprietà. Per quanto riguarda invece i cadaveri lasciati sul luogo del delitto, si può parlare di cadavere lasciato in piena visibilità nel 42% dei casi e di cadaveri nascosti in un modo o nell'altro nel 58 per cento dei casi. Il corpo può essere lasciato all'esterno perché le circostanze non permettono all'autore del delitto altre possibilità.

Oppure può essere portato in un bosco o in un luogo isolato tentando di ritardarne il ritrovamento. A volte il posizionamento del corpo può avere a che vedere con un messaggio che il criminale vuole mandare. E' questo l'esempio dei corpi che vengono ritrovati in posizioni specifiche (il 28% dei casi). Le possibilità sono varie: il criminale vuole inscenare un crimine diverso o con delle sfumature rispetto a quello commesso. Per questo può lasciare il corpo di una donna in una posizione ed in uno stato in cui sia presupponibile la violenza carnale. Altre ragioni sono la vergogna del criminale rispetto all'atto, in questi casi troviamo il corpo girato sulla schiena oppure coperto con un lenzuolo. Nel 17% dei casi gli agenti non sono neppure sicuri se lo stato del corpo sia casuale o posizionato in modo speciale per obbedire a qualche fantasia del criminale. A volte i corpi possono essere ritrovati in pose sessuali, o perché la fantasia del killer lo esigeva oppure in segno di disprezzo della vittima o di sfida dalle autorità e della società. Un corpo lasciato in una posizione bizzarra può essere una dichiarazione di strafottenza verso il mondo di una personalità molto egocentrica e con una elevata concezione di sé.

Un modo per dire che quell'individuo può fare quello che vuole quando lo desidera e che si sente libero e giustificato nel farlo. Riguardo allo stato si può dire che il corpo viene trovato completamente svestito nel 47% dei casi, con i genitali esposti nel 5 per cento dei casi, col seno (9%) e sedere (11 per cento) esposto. Oppure i vestiti della vittima possono essere stati usati per legare, imbavagliare o coprire la vittima o semplicemente lasciati intorno alla scena disordinatamente. Alcuni assassini rivestono la vittima, la lavano da sangue , le curano le ferite. Dennis Nielsen, un assassino quasi completamente paragonabile all'americano
Jeffrey Dahmer che adescava giovani uomini e poi li portava a casa e li uccideva, intratteneva bizzarri rituali con i cadaveri. Spesso li svestiva, faceva loro il bagno e accuratamente li puliva e li rivestiva per poi piazzarli a letto insieme a lui o sul divano a vedere la televisione insieme. Lo faceva per giorni fino a che il livello di decomposizione non era insostenibile. Per il serial killer il luogo finale di destinazione del corpo può essere importante per vari motivi.

Per esempio i due soggetti precedentemente menzionati che hanno posizionato il corpo per far si che gli inquirenti credessero che si trattasse di uno stupro andato male, hanno lasciato il corpo in un luogo appartato ma non troppo perché volevano che fosse scoperto presto. Altri invece gettano i cadaveri nei fiumi carichi di pesi per farli affondare perché è chiaro che non vogliono che il corpo sia scoperto. In altri casi il luogo dell'abbandono del corpo può essere simbolico o utile all'assassino per qualche ragione. Un soggetto, che lavorava in ospedale come autista di ambulanze, stuprava ed assassinava le vittime in parcheggi isolati, poi chiamava la polizia denunciando anonimamente il ritrovamento di un corpo, dopodichè entrava in servizio ed era mandato a prelevare la persona che lui stesso aveva ucciso.

Il luogo può ancora avere significato solamente per l'assassino, come il soggetto che seppellì le due teste delle donne che aveva ucciso in giardino fuori dalla camera di sua madre, che gli diceva sempre che non sarebbe mai riuscito ad uscire con loro. In questo caso il messaggio è fin troppo chiaro. La psicosi paranoide di un altro soggetto fu manifestamente dichiarata allorchè venne sorpreso con tre cadaveri nel frigo, dai quali era solito prendere il sangue per berlo perché sosteneva che le streghe gli avevano ordinato di farlo in quanto il suo stesso sangue si stava asciugando.


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