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Serial Killer - Jeffrey Dahmer

 

Nome Completo: Jeffrey Lionel Dahmer
Soprannome: Il cannibale di Milwaukee
Nato il: 21/05 1960 - Morto il: 28/11 1994
Vittime Accertate: 15
Omicidi Confessati: 17

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MODUS OPERANDI: Le sue vittime erano giovani omossessuali, che portava a casa. Queste venivano drogate per poi essere violentate, uccise, nuovamente violentate e fatte a pezzi. Alcune parti dei corpi venivano conservate, mangiate, altre tenute come souvenir o sciolte nell’acido.


Biografia Serial Killer: Jeffrey Dahmer (p.4)

Biografia tratta da: www.latelanera.com" di Emiliano Maiolo

 


Processo e condanna
Durante il processo, gli orrori scoperti al momento dell’arresto di Dahmer vennero ancor più amplificati dalle rivelazioni e dalle scoperte che ne seguirono. Dahmer non era solo solito ammazzare e fare a pezzi le sue vittime, ma anche, dopo averle violentate, mangiarsele.
Fatte a pezzi, teneva come souvenir parti dei corpi, come i genitali e le mani, mentre per le teste aveva un’altra procedura. Alcune venivano tenute in frigorifero o sotto spirito, mentre altre venivano fatte bollire per un giorno intero fino a scarnificarle completamente e lasciare solo il teschio. Quest’ultimo poi veniva cerato e dipinto per diventare un soprammobile.
Le parti del corpo che non mangiava, o teneva come ricordo, le scioglieva in grossi bidoni pieni d’acido, tanto che i vicini più volte avevano lamentato alle autorità i forti odori provenienti dall’appartamento di Dahmer, ma mai nessuno intervenne.
Come se tutto questo orrore non bastasse, il mostro provvedeva ad effettuare in completo e dettagliato servizio fotografico dei cadaveri e delle loro parti.
Vennero alla luce anche le modalità con cui Dahmer uccideva le sue vittime. Le morti erano tutt’altro che indolore o rapide. A parte i primi due omicidi avvenuti quasi per caso, il mostro cercò in tutti i modi di creare quello che chiamava il suo “schiavo sessuale”. Per fare questo stordiva le vittime con l’alcol per poi somministrargli svariati tipi di droghe. Ma non gli bastava.
Si spinse oltre, fino ad arrivare a fare esperimenti sulle sue vittime ancora vive.

 Iniettava nei lobi temporali delle teste, acido muriatico in alternativa ad alcool etilico, nel tentativo di annullare completamente la personalità dell’individuo ma in contemporanea lasciare vivi i corpi affinché assolvessero al loro compito. Com’è facile immaginare le persone morivano qualche ora dopo, o al massimo, i più sfortunati, duravano un paio di giorni.
I medici che lo ebbero in cura spiegarono anche, a difesa nel processo, come Dahmer non era un serial killer come tutti gli altri. Soffriva di diversi disturbi, tutti di carattere sessuale, ma soprattutto non era metodico o riservato. A differenza degli altri assassini seriali, Dahmer era plateale nella sua ubriachezza molesta e nella sua scontrosità con il prossimo. Cercava le sue vittime i luoghi pubblici ed equivoci. Fu più volte arrestato per atti osceni e molestie sessuali e, altra cosa che lo rende unico, sono le vittime che, a parte un asiatico ed un ispanico, erano tutte di colore, cosa molto strana se si pensa che il profilo tipico di un serial killer prevede una persona della sua stessa etnia come vittima tipica.




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